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Il progetto “pro fuga” nasce
nell’ottobre 1995 dopo un’esperienza realizzata in alcuni campi
profughi.
Dal diario di un’attrice:
"...nel secondo campo (Dom Ucencev) il numero più contenuto dei bimbi
presenti ha fatto sì che si potesse realizzare con maggior calma un
intervento di animazione. Anche in questo caso l'aquilonata ha coinvolto
tutti i bambini e i ragazzi del campo in un momento di festa. Con i
trampoli poi e' stato improvvisato un momento di animazione.
Due trampolieri sono partiti dalle case popolari degli sloveni situate
vicino al campo, e hanno condotto ragazzi e bambini sloveni verso il
campo profughi. L'impatto e' stato forte. Le finestre delle case erano
piene di gente che osservava divertita.
Durante il percorso si e' notata la difficoltà dei ragazzi sloveni di
avvicinarsi al campo e di mescolarsi con i profughi. Solo alcuni ragazzi
sloveni hanno seguito i trampolieri fino al campo. Molti sono rimasti a
guardare da lontano.
Arrivati negli spazi esterni del campo i bimbi e i ragazzi che stavano
giocando con gli aquiloni sono stati invitati a seguire i trampolieri in
mezzo alle case degli sloveni e da lì è stata lanciata una mongolfiera.
Quindi il ritorno al campo.
Positiva l'esperienza di animazione che permette di ipotizzare ulteriori
interventi che favoriscano momenti di incontro fra profughi e
sloveni...."

Da queste riflessioni nasceva
l’esigenza di costruire un intervento teatrale che favorisse l’incontro
fra i profughi e la città che ospita i campi.
In fase di programmazione
dell’intervento di animazione teatrale, abbiamo pensato di allargare il
progetto e di coinvolgere alcune scuole del nostro territorio, per
realizzare un momento di incontro e di scambio con i campi profughi e
con le scuole della città che ospitava i campi.
Abbiamo coinvolto:
una scuola dell’infanzia che ha realizzato uno scambio di materiali
didattici con la scuola nata spontaneamente all’interno dei campi
profughi .
una scuola media del territorio che ha prodotto uno spettacolo sulle
tematiche dei conflitti, rappresentato a Velenje, per i ragazzi bosniaci
rifugiai in quella città, e per tutti i ragazzi della scuola media
slovena.
Il teatro è servito a riflettere e a realizzare un momento di conoscenza
diretta, di incontro reale, di scambio, di lavoro comune, permettendo di
toccare con mano una realtà che spesso, viene solo vista in televisione.
ulteriori informazioni nel
centro di
documentazione della cooperativa unoteatro |