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pro-fuga

interventi di animazione culturale nei campi profughi della ex-Jugoslavia in Slovenia

progetto generale


 

PRESENTAZIONE  

Da   una   prima,   breve,  esperienza  di  animazione  teatrale, realizzata il 13 - 14 ottobre 1995 presso i campi profughi di Dom Ucencev e di Vegrad,  nella città di Velenje, gli operatori della cooperativa unoteatro   hanno  colto,  nella  vita  delle persone presenti nei campi profughi, alcuni aspetti di forte disagio e la relativa,  implicita,  richiesta   di  soddisfacimento  di alcuni bisogni  che  vanno  al  di  la'  delle  necessita'  legate  alla sopravvivenza  alimentare.

 

Schematicamente riassumiamo il  disagio che abbiamo  percepito in tre punti:  

  1. la scarsa o totale assenza di attività  di animazione che riesca a riempire  il  vuoto e  la  monotonia  della  vita  di fanciulli, bambini, ragazzi, adolescenti, ma anche di adulti e anziani che vivono nei campi profughi 

  2. il  problema  dell'isolamento (  e dell'auto-isolamento ) di fanciulli,  bambini,  ragazzi,  adolescenti,  adulti e anziani rispetto  alla  vita  sociale della città  che li  ospita con atteggiamento di indifferenza e spesso di diffidenza

  3. la progressiva  perdita  di  identità  culturale  (  o la completa mancanza anche del ricordo di una identità culturale per  i più  piccoli ) che conduce le  persone  verso  una nuova identità: l'identità di profugo

Sulla base di queste osservazioni,  raccolte durante l'esperienza nei  due   campi   profughi,   ma  anche   facendo  tesoro  delle informazioni che le persone dell'associazione MIR  SADA  di Lecco ci hanno fornito,  come cooperativa abbiamo elaborato un semplice progetto che,  forse impropriamente e parafrasando  le esperienze di adozione a distanza,  abbiamo voluto definire come progetto di adozione culturale.

 

In verità si tratta di un progetto di scambio interculturale fra alcune realtà  del territorio lecchese  e le  persone che vivono nei campi profughi sloveni precedentemente indicati.

 

Il progetto  va  anche inteso  come  integrazione  di quanto già l'associazione MIR SADA ha fatto, e continua a far,e in  termini di aiuti alimentari e assistenza sanitaria per  rendere meno gravosa la vita dei profughi.

 

Infine va  sottolineato  il  fatto  che  il  progetto  e' rivolto soprattutto  al  mondo  dell'infanzia  (a   bambini  e  ragazzi), ritenendo  che le attività  rivolte  all'infanzia costituiscano l'approccio   migliore  e   potenzialmente più fertile  per realizzare una serie di iniziative che,  consolidandosi, potranno diventare punto di partenza per ulteriori interventi di carattere globale.

 

GLI OBIETTIVI DEL PROGETTO

Sono  tre le  linee fondamentali  su cui  intendiamo impostare le attività per  il  raggiungimento  degli obiettivi  generali che riassumiamo di seguito: 

  1. Migliorare la vita nei campi profughi,  anche dal punto di vista   culturale,     creando   o/e   rafforzando   attività ludico-didattiche-creative  rivolte   a   fanciulli,  bambini, ragazzi,  adolescenti,  ma  anche  ad  adulti  e  anziani  con   progetti specifici e mirati alle diverse fasce d'età.

  2. Tentare di rompere l'isolamento  in cui la città  tiene i profughi  per  trovare  -e  creare-  punti  di  contatto  e di incontro    fra campi profughi,  città che li ospita, esterno (estero).

  3. Lavorare  per  superare  la  tendenza  all'auto-isolamento  dei profughi rispetto alla città che li ospita e favorire momenti di socializzazione sia con la popolazione slovena,  sia fra le diverse famiglie di profughi che vivono nello stesso campo.  

  4. Praticare  il  tentativo  di  riaffermare  -o ricostruire- l'identità  culturale,  che si  sta smarrendo,  attraverso un lavoro    di    valorizzazione    della    stessa    identità nell'incontro-confronto con l'altro, per invertire la tendenza che   fa   identificare   le   persone   relegate   nei  campi nell'esclusivo ruolo   di  "profughi",  e percorrere la strada che riconduce i  profughi  a  riappropriarsi dell'appartenenza alla cultura d'origine.

  

LE ATTIVITA' PREVISTE

Per il raggiungimento degli  obiettivi si prevedono  una serie di attività  che,  in parte, sono già in atto ( aiuti alimentari e sanitari)  in  parte sono  già  stati programmati  o  in  via di attuazione (messa  in  sicurezza impianto elettrico  del campo di Vegrad).

 

Per quanto  riguarda quello che abbiamo definito  il  progetto di adozione culturale si attueranno una serie di iniziative che sono realizzabili in entrambi i campi,  quello di Dom Ucencev e quello di  Vegrad,  e,  volendo,  sarebbero  esportabili in  altri campi profughi.

 

Come già detto il progetto prevede il coinvolgimento complessivo degli ospiti  dei  campi,  anche  se,  per  rendere  attuabile la realizzazione  del   progetto,   per  un  primo  periodo  abbiamo preferito  concentrare  la  nostra   attenzione  sulle  attività rivolte ai bambini e ragazzi della fascia d'età  che va dai 3 ai 4  anni,  per  riuscire  a costruire spazi,  strutture e momenti significativi e permanenti di animazione dei campi e nei campi. Tuttavia   sono  già   programmati  interventi   anche   per  il coinvolgimento degli adulti.

 

 

a) Per il miglioramento della qualità della vita nei campi

 

FESTE

La  prima occasione prevista  e'  la festa di fine  anno 1995 per organizzare  la  quale  si  dovranno  attivare  tutte  le energie possibili anche da parte di animatori esterni. Sarebbe poi interessante realizzare sinergie fra  bimbi, ragazzi, adolescenti e adulti  per realizzare  momenti di  incontro fra le diverse famiglie che vivono nel campo attraverso l'organizzazione di momenti di festa. Infine  si  dovrà  praticare il  tentativo  di  realizzare feste aprendo il  campo (  o  uscendo dal  campo  )  per  incontrare la città.

 

SPETTACOLI

Organizzati nell'ambito dei momenti di  festa o in  altri momenti con il duplice obiettivo di rompere la  monotonia della  vita nei campi e offrire a grandi,  ma soprattutto ai  bambini, un momento di divertimento e di  gioia e con la  possibilià di creare nel campo o intorno ad  esso  un  centro  di  interesse  anche  per i ragazzi sloveni,  cercando di favorire, attraverso lo spettacolo, un momento di incontro.

 

LABORATORI

Laboratori  e  attività   di  animazione,   le  più  diverse  e compatibili con gli spazi e le  risorse che il  campo  offre, per riempire di attività  il tempo non scolastico dei  bambini e dei ragazzi.  I  laboratori,  inizialmente  promossi  e  stimolati da animatori  esterni,   dovrebbero   lasciare  tracce   di  lavoro, materiali e competenze  a personale del campo  che  potrebbe dare continuità ai laboratori (vedi progetto infanzia)

 

SPAZIO INFANZIA: progetto  di  scambio  interculturale.

Apertura, o riapertura o rafforzamento nei due campi profughi di uno spazio infanzia  che possa riempire il non poco  tempo libero dei bambini con attività ludico-creative, perchè il gioco e' un alimento indispensabile per la crescita armoniosa.

 

Gli obiettivi

 

L'obiettivo e'  quello  di  creare  all'interno del  campo uno spazio  di  attività   permanente  per  fanciulli  e  bambini (ludoteca,  biblioteca)  auto-gestito da persone che vivono nei campi  e  supportato  (adottato)   dal  rapporto   di  scambio interculturale con le scuole di Lecco.

 

Altro  obiettivo  dello  spazio  infanzia  e'  lo  scambio con l'esterno, con altre situazioni educative, ludiche, ricreative della città che ospita il campo.

 

Le modalità di attuazione del progetto SPAZIO INFANZIA prevedono tre fasi:  

  1. invio di materiali

  2. scambio di materiali

  3. incontro  

b) Per rompere l'isolamento e l'auto-isolamento

 

E'  l'obiettivo  più  difficile da realizzare,  anche perchè si parte  da  un   dato  negativo  di  fondo,   rappresentato  dalla indifferenza   e forse diffidenza con cui gli Sloveni guardano al campo profughi di Dom Ucencev,  che e' fisicamente inserito in un quartiere della città. Il campo di Vegrad e'  anche fisicamente isolato dal  resto della città.

A  questo  dato  negativo  si  aggiunge  la  scarsa  volontà dei profughi di  stabilire rapporti  con  gli  sloveni,  nonostante i figli frequentino le scuole slovene.

Riuscire  a  rompere  questo  isolamento  e  questa  indifferenza potrebbe essere  un  ottimo  obiettivo da  raggiungere, comunque, anche  se  sarà  necessario superare la "volontà isolazionista" dei profughi.

Le contraddizioni che un tentativo di questo  genere puo' mettere in   moto  sono   notevoli,   anche   a   livello  istituzionale, necessitando  di  un  rapporto  con  le  istituzioni  locali  per possibili iniziative comuni.

 

ANIMAZIONE CITTA'-CAMPO

Le attività  descritte nel punto a)  e relative all'obiettivo di migliorare  la  vita  all'interno  del  campo  vanno   rilette  e riutilizzate,  come  già  detto,  per  superare  l'isolamento  e l'auto-isolamento  in  cui versano  i  profughi  senza distinzione d'età.

Quindi   LABORATORI,   FESTE,  SPETTACOLI  possono  e  dovrebbero diventare momenti e strumenti di incontro fra profughi e abitanti della città che li ospita. Non necessariamente i profughi devono uscire dai campi.

Paradossalmente  si  può  ribaltare  il  problema  e strutturare iniziative  nei campi profughi  ,  o che partono  e sono promosse dai  profughi,  e  che riescano  a coinvolgere  e  a  portare gli sloveni    nei  campi  per  assistere-partecipare  ad  iniziative interessanti  (   con   bambini   e   ragazzi   lo   abbiamo  già sperimentato).

In questo caso la "mediazione"  di persone (e personaggi) esterne alla situazione problematica di rapporto fra  profughi e abitanti della città  può  rappresentare una  strada  per  facilitare un momento di incontro fra le due realtà.

L'intervento  di  gruppi  teatrali  e/o musicali  può  aiutare a smuovere la situazione  per realizzare,  attraverso la mediazione dello spettacolo, dei momenti di socializzazione.

 

ANIMAZIONE CON SCUOLE DELLA CITTA'

Nelle scuole  slovene sono  inseriti  i bambini,  i ragazzi e gli adolescenti che vivono nel campo profughi.

Si proverà  a verificare se  e' possibile instaurare un rapporto con le scuole della città, per costruire progetti di animazione, nei campi e/o in città,  realizzando   in questo modo momenti di socializzazione.

 

TEATRO NELLO SPAZIO DEGLI INCONTRI

E'  un progetto in  via di  definizione con una scuola  media del lecchese.

Una  scuola  (possibilmente  media  inferiore    per  l'età  dei ragazzi)  o più  semplicemente una  o  due  classi  preparano un intervento  spettacolare o/e  di animazione da  portare nei campi profughi in Slovenia.

Gli  obiettivi  sono  molteplici  e  partono  dalle  esigenze dei ragazzi della scuola del nostro territorio: 

Gli obiettivi di intervento sui campi profughi sono i seguenti:

 

  1. l'obiettivo di portare un momento  di festa e  di spettacolo e di animazione in una situazione dove ogni  elemento di novità e di attivazione di giochi e' sempre un dato positivo.

  2. Il teatro deve diventare un momento di incontro fra profughi e residenti sloveni. I ragazzi della scuola  media quindi  diventerebbero mediatori di un conflitto attraverso lo strumento teatrale. Per questo motivo e'  indispensabile pensare ad uno spettacolo di strada che riesca a coinvolgere  attivamente gli spettatori in momenti di incontro e di confronto.  

  3. Sono  previsti  inoltre momenti  di  scambio   e  di ospitalità di gruppi di ragazzi, genitori e insegnanti dei campi profughi.

c) Ricostruire l'identità culturale

 

E'  indubbio  che una delle  conseguenze  della  guerra  e' stata quella di smembrare le  comunità  esistenti per ricomporre degli agglomerati umani -i  campi profughi-  dove  e'  facile  e  forse inevitabile, smarrire la propria identità personale e culturale.

 

E'   altrettanto   indiscutibile   che   il   nostro  intervento, dall'esterno,  non può  avere la  presunzione  di   "fornire" ai profughi una loro identità culturale, che neppure conosciamo.

 

Certo  vanno affrontati  i due problemi  che  ci  sembra  di aver identificato nelle persone -anziani,  adulti,  giovani e bambini- che vivono nei campi profughi:    

  1. la perdita dell'identità  culturale  negli  adulti  e nei giovani che da Bosniaci stanno trasformandosi solo  e soltanto in profughi 

  2. la  mancanza  di  identità   culturale,   o  meglio,  la coincidenza  di  identità  culturale  con  la  situazione  di profugo da parte dei più  piccoli che hanno scarsa  o nessuna esperienza della vita prima della guerra

Quello che un intervento esterno può  realizzare e' il tentativo di stimolare,  nelle persone che vivono  nei campi,  un lavoro di ricerca (la memoria) della propria identità culturale attraverso richieste di confronto da parte di altre culture,  in un processo di scambio che valorizzi entrambe le identità.

 

Dopo questo processo di ricostruzione e'  possibile intraprendere un lavoro di costruzione di identità  culturale anche per i più piccoli.

 

L'intervento esterno quindi,  come stimolo all'autodeterminazione culturale all'interno dei  campi,  per  un  proficuo  scambio con altre  culture  e  per   un  avvio  alla   ricostruzione  di  una prospettiva di pace.


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